IL PAESE MUSEO AL VOTO ORFANO DEL SUO FIGLIO IMMORTALE e IN CERCA DEL FUTURO

…..Ci sono cose che per capirle serve tempo ed esperienza; e cose che quando uno ha esperienza non capisce più.…. Michelangelo Pira

Il prossimo giugno oltre 60 Comuni sardi saranno chiamati al voto per il rinnovo di Sindaci e Consiglieri comunali.

Nel paese dove le pietre suonano e i muri raccontano storie parlando d’arte e di cultura al cuore e alla mente di tutte le donne e gli uomini che lo vivono e che lo visitano provenienti da tutti i luoghi del mondo: San SperArte appunto. Per la prima volta le elezioni comunali saranno orfane del suo cittadino più illustre e prestigioso.

Egli era presente eccome, con la sua genialità artistica nel dibattito politico paesano e non solo in quello. Si potrebbero raccontare molti aneddoti e valutazioni spietate sulle classi dirigenti locali sin dai tempi nei quali c’erano is comunitas e is democristianusu duas cresiasa amava ricordare. Ovviamente con lo scoramento che lui uomo di cultura e rivoluzionario provava in primis, per il conformismo dei comunisti, come  del resto chi lo conosceva bene sapeva come la pensasse sulla libertà di pensiero e con la sua intelligente spigolosità della politica locale, regionale e nazionale.

Per l’appunto 5 anni fa di questi tempi era la primavera del 2010, con tutta la sua straordinaria discrezione e delicatezza chiese di mettere a disposizione quel poco di esperienza sindacale politica e amministrativa che il nostro popolo mi ha consentito di maturare ed esercitare, per accompagnare il percorso del suo giovane rampollo maschio, candidato e leader di una fresca e giovane compagine nella competizione elettorale comunale.

Potrei dire oggi con il senno di poi, che tutta una serie di atti e di fatti messi in campo nell’ultimo decennio forse erano pensati e finalizzati dall’uomo, dall’intellettuale e dal genio artistico proprio a costruire e proteggere un sistema che fosse capace di tramandare memoria al futuro e contestualmente salvaguardare pur nella modernità di cui era cultore. la straordinaria unicità culturale che questo paese testimonia da 50 anni nel mondo. Sicuramente anche quella scelta, seppur vissuta con la sua proverbiale amabile testardaggine; tra di noi ci fu una maschia e franca discussione finale sullo sbocco utile da dare di quella scommessa, cosi come altre  successive aveva una sua precisa logica di salvaguardia del Paese Museo.

Oggi 5 anni dopo per l’appunto, stessi sfidanti di allora con l’aggiunta di qualche improbabile ritorno. Tutti i contendenti dovranno fare i conti con il diritto-dovere del Sindaco uscente a rendere conto del proprio operato alla comunità che 5 anni orsono lo preferì.

Sindaco e sfidanti dovranno inoltre fare  i conti con il grandissimo cambiamento di quadro storico, politico ed economico che si è determinato in questi 5 anni a Cagliari come a Roma, a Bruxelles come a Washington e cosa non secondaria, con la questione principale: Come costruire il futuro del Paese Museo orfano del genio artistico del suo figlio più illustre? 

Scelte strategiche s’impongono: -La scarsità di territorio comunale e l’altissimo indice di sua antropizzazione impongono scelte drastiche di riduzione  dell’uso e del consumo del suolo per le iniziative urbanistico-abitative.

L’assenza storica di capacità della politica e del Comune di immaginare e promuovere politiche attive e un progetto integrato della cultura non è più tollerabile occorre indicare qui e ora un progetto capace di mettere in relazione e in sinergia con arte e cultura: l’accoglienza, la promozione e valorizzazione economica dei principali asset produttivi locali come l’ortofrutticoltura, l’apicoltura, il vivaismo, l’artigianato artistico, il piccolo commercio al dettaglio e tutti i servizi collettive e alla persona ecc.

Una incapacità e una assenza evidenziati ancora di più dalla straordinaria e  significativa intelligenza della comunità locale  di fare sistema aggregandosi autonomamente in campi e ambiti diversi e promuovendo iniziativa economica e cultura diffusa.

L’altro elemento che evidenzia il ritardo e lo scarto di capacità d’iniziativa tra collettività e classi dirigenti e dato dalla incapacità congenita di programmare, progettare e attrarre investimenti e fondi europei proprio nei settori nevralgici per la comunità, dal recupero e riuso patrimonio edilizio storico e non, alla riqualificazione urbana delle periferie, alla promozione delle reti sostenibili per consumi idrici ed energetici, al decongestionamento del sistema viario, all’arredo urbano, alla introduzione di sistemi Hi Tech nelle attività di promozione e servizio in campo turistico e da ultimo, ma non meno importante, l’assenza di un’idea- progetto di cultura-paese assenza sino ad oggi mitigata grazie alla presenza del genio di Sciola. Da domani la Cultura tuttavia dovrà necessariamente essere considerata l’asset principale di sviluppo e coesione della comunità perché l’inerzia di questo anno o la sua assenza nei prossimi, condannerà a un lento ma inevitabile decadenza il paese museo, nel 2014 in occasione delle elezioni regionali proprio a San Sperate in un convegno-dibattito con associazioni, artisti, attori  e registi sardi concluso da Sciola al Teatro la Maschera,  lanciammo lo slogan la Cultura Decide il Futuro.

E per queste ragioni che abbiamo bisogno di innovazione freschezza e di autonomia nella rappresentanza degli interessi sparadesi. Alcune scelte e annunci di candidature che si profilano appaiono del tutto fuori tempo e fuori luogo, sarebbero se confermate dei veri salti nel buio e per di più contraddittori anche rispetto a scelte coraggiose e innovative fatte nel recente passato e che oggi vengono abbandonate soprattutto nel campo progressista e di  sinistra.

Con la scelta annunciata e mascherata  da lista civica si mistifica la realtà, quasi a testimoniare la mancanza di coraggio e l’assenza credibilità  per presentarsi con l’insegna e l’egida del proprio partito. Stupisce che non si valuti attentamente che un’idea cosi balzana, quella appunto di presentarsi sotto mentite spoglie civiche con una leadership che più di partito di cosi non si può,  offende l’intelligenza delle elettrici e degli elettori, ma cosa più grave non costruisce cultura e futuro e alimenta l’astensionismo e il populismo; -due questioni che oggi più che mai, sia sul piano generale che su quello locale non sono ne utili ne auspicabili.

…….Aveva ragione Mialinu Pira……..

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