REGIONALI 2019: SI PROFILA UNO SCENARIO POLITICO INDECENTE

A tre anni data e a tre mesi dalle prossime elezioni regionali del 2019  pubblico il contributo che portai ad un dibattito promosso dall’ Associazione Terra di Pace -Cosa c’è dietro l’angolo- tenutosi a Serdiana 13marzo 2015, presso la Comunità La Collina di Don Ettore Cannavera.

Mi sono chiesto il perché della scelta di pubblicare oggi il documento. La risposta l’ho trovata  nella naturale propensione a rilevare criticamente i problemi ma anche e soprattutto a indicare possibili soluzioni avanzate e di governo e visto il caos di natura esclusivamente politologica che avvolge e lega in via esclusiva la discussione pre elettorale, unicamente agli assetti di potere e alla caccia al leader e che assorbe   l’attuale dibattito tra i gruppi dirigenti dei principali schieramenti in campo: il centrodestra, il centrosinistra e i pentastellati. Discorso a parte merita il partito di Maninchedda  il PdS , che dopo oltre metà legislatura condivisa e parte integrante del governo Pigliaru  e del centrosinistra, (Maninchedda come noto è stato Assessore ai LL.PP) oggi propone la nazione sarda e primarias di legittimazione per la scelta della leadership, senza definire con chiarezza le alleanze con chi e perché e in rapporto/coerenza con il potere esercitato ed espresso, con il giudizio di ordine politico e culturale che il PdS da della sua partecipazione al governo in questa legislatura.

Unica eccezione in questo desolante scenario la proposta  di AUTODETERMINATZIONE  e del suo leader Andrea Murgia come egli stesso spiega nella sua pagina Facebook  e come si può facilmente rilevare:                                                                           https://m.facebook.com/MurgiaPresidente/photos/a.2168166053425454/2169173633324696/?type=3&source=48 , certo i componenti di quella compagine sono coscienti di non concorrere per il governo, ma è innegabile che ci sia coerenza tra proposta programmatica schieramento e scelta della leadership e l’analisi di questi 5 anni di governo a guida Pigliaru. e in rapporto a quanto propongono per il governo della Sardegna. 

Le cose da fare ieri come oggi con lungimiranza e coerenza sono le stesse ma l’arrendevolezza e la subalternità politica, culturale e financo di genere che impera oggi in Sardegna, unitamente ad un pessimo livello politico e culturale delle classi dirigenti, determina con matematica precisione uno scenario politico indecente. Probabilmente anche grazie alla pessima e truffaldina legge elettorale ordita dal PD e da F.I per mantenerlo vivo uno scenario di alleanze bipolare (CDX/CSX) che non tiene conto che l’orizzonte elettorale è cambiato verso un orientamento tripolare (CDX/CSX/M5S),  a Roma come a Cagliari sin dal 2013 in poi, con conferme per il referendum e per le recentissime politiche di marzo. Probabilmente anche qui in Sardegna potrebbe, per effetto del combinato disposto caospolitico/leggelettorale  verificarsi la stessa situazione generata a Roma dal rosatellum.  Se infatti nessuno dei contendenti maggiori accredidati (CDX e M5S) raggiunge la soglia del 25% non aggiudicandosi il premio di maggioranza, tutti i 60 seggi si attribuirebbero con criterio proporzionale e il presidente eletto per governare dovrebbe contrattualizzare programma e maggioranza. Questa appare oggi l’unica spiegazione plausibile allo spettacolo indecente che stà andando in onda in queste settimane. Se ciò si determinasse, le già gigantesche ipoteche negative sul futuro economico e sociale della Sardegna e dei sardi sarebbero ampliate all’ennesima potenza. Cosa questa, del tutto fuori dalla preoccupazione dei componenti dell’attuale Consiglio Regionale tutti concentrati a riscuotere e riscattare entro il prossimo  31 dicembre i 5 anni trascorsi da onorevole facendoli pagare a pantalone al fine del calcolo di una loro dignitosa pensione per i servigi resi al popolo sardo.


Scrive Ottavio Olita nell’ultimo numero del vostro periodico La Collina:-” l’attenzione rivolta solo alla parola per riflettere, ragionare e formarsi un giudizio: il recupero dell’intelligenza.…..Ecco perché dovremo imparare a recuperare l’essenzialità l’immediatezza, la profondità, la sincerità, l’onestà, la schiettezza e soprattutto, la verità nell’uso della parola…..”

….(ndr)…Noi avrei saputo descrivere meglio il percorso che in questi anni SSeS, ha compiuto, compie e vorrebbe concorrere con pari dignità a compiere per governare e costruire il futuro collettivo dei sardi e della Sardegna cercherò in questo nostro contributo ai vostri lavori, di essere coerente con lo stile del contenuto dell’articolo di Ottavio .
Noi per natura e sistema valoriale di riferimento ci siamo messi da quasi ormai un quinquennio, sino al 2102 senza un collegamento organico e definito tra i singoli cmq operanti soggettivamente sui temi della cultura, dello sviluppo rurale, dell’uso del territorio, del governo delle istituzioni, della lingua sarda , dell’impresa e dello sviluppo sostenibile e dal 2013 con una dimensione associata strutturata, a ripensare tre questioni che ci sono parse essenziali e decisive sulle quali occorreva e occorre elaborare proposte e individuare soluzioni avendo a cura di porre al centro il ruolo dei sardi e della Sardegna nel contesto nazionale, europeo e mondiale con una slogan direi con un approccio GLOCAL.
Le richiamo sinteticamente:
-La stagione dell’Autonomia ed il modello di sviluppo ad essa legati sono e da tempo finiti sia come sistema di rapporti istituzionali che come capacità socio-economica di soddisfare la capacità di produrre lavoro reddito e ricchezza per la nostra economia e la società sarda;
-il sistema politico e la classe dirigente sarda, ma non solo quella sarda, che tradizionalmente si è alternata al governo delle istituzioni non costituisce più una alternativa politica ideale e culturale che consenta il normale dispiegarsi della democrazia tra schieramenti alternativi, valori e programmi. Il tasso crescente e preoccupante dell’astensionismo che caratterizza le tornate elettorali e che produce scarsa legittimazione elettorale dei governi, descrive scientificamente oltre ogni ragionevole dubbio i rischi che il sistema democratico corre ormai privo anche dei necessari pesi e contrappesi anche alla luce della riforma della Costituzione in atto e del meccanismo prefigurato nella legge elettorale in discussione, quella sarda sotto questo profilo negativo è all’avanguardia;
-i valori ideali e culturali della sinistra e della dottrina sociale del cattolicesimo democratico incontrano fortissime difficoltà a vedersi rappresentati dal sistema dei corpi intermedi attualmente in essere, se sua Santità non fosse Francesco bisognerebbe che gli uomini di fede e anche quelli laici come me si unissero in preghiera ciascuno a proprio modo per evocarne l’apparizione;
– i movimenti di natura identitario-indipendentista, soffrono di un tasso di autoreferenzialità che a Roma come a Cagliari gli relega in un ruolo di marginalità e di sostanziale inutilità a produrre fattori di cambiamento reale sia di sistema che dentro e fuori le istituzioni utili per cambiare le cose al servizio del futuro collettivo come scrive Olita;
La Sardegna, la più bella scultura del Mediterraneo come la definisce il maestro Sciola nostro comune amico, non può e non deve pensare a stessa come a un fatto residuale e sotto diktat coloniale e cmq soggetta ai modelli socio-economici e ai voleri dei terzi siano essi italici, arabi, russi, cinesi o altro.
Per queste ragioni abbiamo pensato di mettere assieme culture e competenze e offrire il nostro punto di vista sia su un sistema di valori ampio coerente e condiviso sia nel delineare un progetto politico culturale e sociale capace di ricostruire le ragioni dello stare assieme dentro una soggettività politica nuova che abbia cuore testa e cervello in Sardegna e che assuma il principio di Autodeterminazione come elemento costitutivo primario dell’esercizio della sovranità che stà in capo al popolo sardo, unica vera e certa fonte titolare del potere democratico.
Noi pensiamo pertanto che il nuovo modello di sviluppo della Sardegna debba stare nel solco del principio di sostenibilità:- sia sul piano etico che sul piano economico e dei rapporti tra popoli nazioni e culture, pensiamo che vada costruita e conquistata per i sardi la sovranità culturale, alimentare, finanziaria ed energetica e che questo richieda lo sviluppo e la pratica della capacità di autogoverno secondo il criterio sovranità-responsabilità nell’esercizio delle prerogative istituzionali e di governo a partire dal livello Comunale sino ad arrivare alla Giunta e al Consiglio Regionale, questo avevamo chiesto al Presidente Pigliaru nel gennaio del 2014 ad un anno data nulla di tutto questo ha trovato riscontro ed attuazione per taluni aspetti si è regredito al di sotto della soglia dell’Autonomia.
L’uso sostenibile delle risorse primarie e non, significa avere chiari due elementi- il rispetto del principio della limitatezza nella loro disponibilità e nel loro uso e quello del rispetto dei saperi e della vocazione dei territori e della volontà dei cittadini e delle loro istituzioni di rappresentanza, ma significa anche stili di vita e modelli di produzione e di consumo sobri, capaci cioè di mettere sempre al centro l’uomo il suo benessere, la sua spiritualità, la sua felicità .
siamo contrari ad una politica urbanistica predatoria e meramente speculativa e proponiamo un piano regionale che faccia della Sardegna la prima regione italiana in transizione energetica secondo la strategia UE 2020-2050 e il protocollo di Kyoto;
siamo perchè la piccola e media impresa a partire da quella agroalimentare e della pesca, per passare per quella artigianale e al terziario avanzato costituiscano l’ossatura del tessuto d’impresa del sistema-Sardegna e perché la ricerca e l’innovazione siano orientate e sviluppate al servizio del nuovo modello di sviluppo e di quei comparti produttivi e per un’appropriata gestione dei beni comuni;
siamo perché la Sardegna abbia una vocazione e una collocazione neutrale nello scenario euro mediterraneo e con una visione propria di politica estera e di difesa, capace cioè, in un contesto nazionale europeo e dell’alleanza atlantica di svolgere attivamente un ruolo non militare nelle controversie internazionali ed assicurare al contempo un’ adeguata protezione ai cittadini sardi;
siamo perché il rapporto con lo Stato nazionale sia improntato non tanto e non solo al principio di leale collaborazione ma che abbia anche il respiro statutario-costituzionale dell’Autodeterminazione e della reciprocità, questo presuppone che sia aperta da subito una fase negoziale tra governo regionale, governo nazionale, e commissione europea che abbia al centro la vertenza Sardegna nella quale ricomprendere unitariamente e non per singoli temi come accade ora in ragione del livello di competenza proprio delle altre istituzioni- l’insieme delle questioni che attengono al modello di sviluppo, alle politiche di difesa, alla natura e al ruolo dei poteri di autogoverno, al sistema finanziario e delle entrate, al risanamento ambientale delle vaste aree compromesse a causa delle Servitù militari e dell’impresa chimica, petrolifera ed estrattiva;
siamo perché la Regione definisca secondo i principi di chiarezza, adeguatezza, economicità e sussidiarietà la propria configurazione istituzionale interna tali da rendere concreto ed effettuale il binomio autogoverno- sovranità. Individuiamo nel Comune adeguatamente dimensionato e nel sistema organizzato delle Città sarde, a partire da Cagliari Città- Capitale della Sardegna, la futura articolazione istituzionale della Regione in grado di assicurare il governo del territorio, l’equilibrato e sostenibile sviluppo socio-economico e capace di assicurare le pari opportunità legate ai diritti di cittadinanza per ogni donna e uomo, in qualunque parte essi vivano, risiedano o lavorino in terra sarda.
Chiudo cosi:- siamo per una Sardegna Sostenibile Sovrana cioè una terra di Pace e di Solidarietà, Libera e capace di costruire e assicurare al proprio popolo un futuro collettivo, su queste basi noi pensiamo sia possibile catturare l’attenzione di parti consistenti di società sarda, magari più attenta al genio di Benigni e distratta o delusa da coloro che abbiamo delegato a rappresentarci politicamente e a governarci.

Don Primo Mazzolari in “TEMPO DI CREDERE”, nella prefazione “Io Credo” scrisse: “Nessuno può rimandare a domani quando é l’ora; e questa é l’ora. Nessuno può tenere le mani in tasca per paura di contaminarle”.

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