VOTO EUROPEO 2019. DEMOCRAZIA E ANTIFASCISMO NON SONO CAPRICCI RADICAL CHIC

SENZA, SAREBBE UN SISTEMA ILLIBERALE, IN ITALIA E IN EUROPA.

Impressionano due questioni  fondamentali che accadono in questo tempo: L’agire del governo giallo-verde da un lato e la straordinaria sottovalutazione che la sinistra italiana e i riformisti laici e cattolici  esercitano nei loro confronti. I primi come apprendisti stregoni più o meno consapevoli scherzano con il fuoco, i secondi non hanno capito cosa era successo prima delle elezioni e continuano a non capire cosa accade e cosa accadrà domani, se non si prendono con serietà e lungimiranza, le opportune e doverose  decisioni sul piano politico e della difesa della democrazia, capaci di bloccare l’inevitabile involuzione illiberale e autoritaria strisciante, solo per memoria il 26 maggio non si vota solo per le europee. Ci sono le regionali in Piemonte. E ci sono circa 3.800 (la metà del totale) di Comuni chiamati al rinnovo del sindaco e del consiglio e sono 25 i capoluoghi di provincia alle urne.

Terzo attore in commedia ma leso, il diritto d’informazione cioè la capacità dei giornalisti di essere non tanto e non solo il cane da guardia del potere, quanto lo strumento ordinario della corretta  informazione della pubblica opinione. I tratti da tifoseria pro e contro qst o quella dichiarazione palesano con grande evidenza la deriva illiberale che il voto del 2019 sul fronte europeo metterà in luce.  In quest’ ottica non è necessario il controllo totale sulla stampa o sui media, dal momento che una valanga di notizie gestite e false, inquina il flusso d’informazione e i fatti e la verità diventano irrilevanti, anzi se non adeguatamente smascherati e combattuti in primis dagli operatori dell’informazione anch’essi portano alla stessa deriva.

Cosi come la costruzione di sistemi autoritari già in essere (Putin, Erdogan, Orban, Duterte) e quelli in itinere possono permettersi il lusso di mantenere i partiti di opposizione in vita, ecco perché domenica prossima o si cade nel sonno della ragione oppure parafrasando Thomas Hobbes senza scomodare Aristotele, primum vivere, deinde philosophari .

C’è una questione democratica che non richiederebbe soltanto l’intermediazione di gruppi o di partiti, ma che chiama in modo militante senza equivoci di sorta e direttamente in causa la scelta dei singoli su pochi grandi valori non mediabili e non sacrificabili.

Ciascuno faccia la propria scelta avendo a cura di aver ben chiara la posta in gioco: da un lato questa Europa che ha tradito il pensiero originario e che ha volutamente fatto prevalere tecnocrazia, finanziarizzazione e globalizzazione incontrollata. Dall’altra il ritorno ai nazionalismi, ai protezionismi figli di un pensiero ultra liberista  e iper conservatore in economia e in politica.

Tra i due sistemi scelgo il meno peggio con la speranza ragionevole che si possa e si debba riprendere l’idea e la visione di Altiero Spinelli per la costruzione degli Stati Uniti d’Europa.

La destra, l’ultra destra e conservatori vari, infatti non si rendono conto che un pianeta a 9 miliardi di popolazione da qui al 2100, non solo può fare a meno  di 700 milioni di europei attuali, figuriamoci di singoli Stati a 50/60 milioni di abitanti e, cosa non meno significativa e dirimente perché l’opzione sovranista venga sconfitta, la discriminante Democratica e Antifascista mai come in questa occasione va affermata, praticata e propagandata, proprio perché se si tratta del futuro occorre necessariamente che esso il futuro, abbia ad esserci.

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