DOMENICA 16 GIUGNO 2019 CAGLIARI AL VOTO. UNA CHANCE PER LA CAPITALE DELLA SARDEGNA

Ci sono almeno tre robuste ragioni, a mio avviso, perché Domenica prossima il voto della Città prenda la direzione dell’altra metà del cielo

La prima è tutta politica. Sul piano del governo (giallo/verde) a Roma e Regionale a trazione sardo-leghista e su quello politico il centrodestra, pur risultando vincenti sul piano elettorale non appaiono in grado di produrre il cambiamento che risulta necessario sul piano economico e sociale Roma come a Cagliari. Le stesse vicissitudini del M5S nelle elezioni Regionali dello scorso marzo e ancor prima l’assenza in quelle precedenti e quella attuale dalla competizione per il Capoluogo, non lasciano presagire nulla di buono. Al quadro, diciamo cosi grillosovranista, va poi aggiunta l’ennesima tragica incapacità del mondo identitario e indipendentista, di costruire una proposta politico-programmatica e di governo che abbia come denominatore comune il Principio di Autodeterminazione, incapacità ormai decennale, vedasi elezioni regionali del 2014 e del 2019 e che al di là di inconsistenti e velleitarie invenzioni accademico-parolaie di leadership, per altro alla prova dei fatti dimostratesi incapaci di aggregare anche il proprio nome e cognome oltre che costruire liste di donne e di uomini in grado di concorre per il governo della cosa pubblica, attività che presuppone la fatica del cercare e prendere i voti, aspetto questo non secondario in democrazia. Evidenziando a tutti i Sardi il limite strutturale degli attori e delle attrici di quel campo. Costruire e chiedere il consenso è una attività che risulta evidentemente più complessa, del facile e forbito pontificare nei social della Nazione sarda. Cosi una idea importante e decisiva per il superamento della stagione dell’Autonomia e di quel modello di sviluppo, proprio per quest’insieme di ragioni, rischia di trasformarsi in una chimera negando cosi il diritto dei Sardi a una nuova e concreta possibilità di scelta, visto il disfacimento politico-culturale sia del vecchio centrodestra che del vecchio centrosinistra. Una incapacità che rischia di alimentare due fenomeni altrettanto pericolosi per la tenuta del tessuto democratico e per la stessa progettualità e prospettiva identitaria: la disaffezione dal voto astensionismo e il sovranismo populista.

La seconda riguarda scelte politico culturali di fondo che non possono essere eluse con risposte, ancorché legittime in tempi ordinari, ma che rischiano di aggravare in tempi di transizione e di crisi il disfacimento di quel minimo di tessuto sociale unitario, consapevole e valoriale comune che rischierebbero di essere messi in serio pericolo, a causa della perdurante e contemporanea assenza dei corpi intermedi e di blocchi sociali e politici strutturati alternativi e concorrenti tra di loro e quindi in grado di garantire la fisiologia della democrazia. Cosi come non dovrebbe risultare indifferente il modo e la qualità della selezione della leadership per la candidatura alla carica di Sindaco; in un caso la legittimazione è avvenuta attraverso un processo democratico attivo e partecipato e in regime di concorrenza. Gli altri competitor in campo no. Uno figlio di procedure di selezione autoreferenziali, l’altro definito e deciso a Roma e successivamente per presa d’atto a Cagliari, una roba che nemmeno ai tempi di democristiani, comunisti e socialisti si era mai vista.

La terza riguarda la possibilità concreta che dopo anni di discussioni e dibattiti sulle azioni positive e la promozione delle politiche di genere, non si cogliesse l’opportunità di eleggere alla guida della Capitale della Sardegna, una donna che per storia politica personale, esperienza sul campo, e percorso amministrativo-istituzionale non è una invenzione dell’utima ora ha le carte in regola. Non solo quindi una scelta di genere ideologica, ma a parità di curricula : una consapevole azione positiva vera, con la quale soprattutto a sinistra si è usi riempirsi la bocca nelle chiacchere salottiere e radical chic e che in questa tornata può e deve essere, a mio modesto avviso, praticata.

Buon voto a tutte le donne e a tutti gli uomini che hanno a che fare con l’elezione dei Consigli Comunali e delle Sindache e dei Sindaci nei diversi Comuni della Sardegna.

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