CoStat. Appello per le regionali a PDS, Sardi liberi e Autodeterminatzione: Unitevi!

Avendo sostenuto da lungo tempo l’esigenza forte e indifferibile della costruzione di un soggetto politico sardo strutturato che abbia testa e cuore in Sardegna e capace di costruire con un ottica di governo le condizioni per affermare il Principio di Autodeterminazione del Popolo Sardo e un nuovo modello di sviluppo sostenibile in grado di costruire e assicurare il futuro della Sardegna;- progetto sempre impellente urgente e indifferibile non tanto e non solo per mettere fine alla frammentazione ultra ventennale delle forze identitarie, progressiste, autonomiste e indipendentiste, quanto per consentire che l’idea in larga parte maggioritaria nella società sarda si affermi e diventi forza e governo delle istituzioni regionali sarde. Per queste ragioni, pubblico integralmente il documento elaborato dal Comitato d’iniziativa Costituzionale e Statutaria che condivido in vista dell’imminente scadenza elettorale regionale. 

Elezioni regionali, per un atto di coraggio e di generosità dal mondo identitario e indipendentista

Il Comitato di iniziativa costituzionale e statutaria non è un partito per cui non fa direttamente campagna elettorale, ma come detto più volte e ampiamente dimostrato con le nostre diverse iniziative nel corso degli anni, siamo fortemente impegnati a impedire che la Sardegna sprofondi nel sempre più probabile abbraccio mortale con il centrodestra a trazione Salvini.
E’ a partire da qui, dalla semplice considerazione sui numeri in gioco e sulla sempre più alta astensione, oramai prossima al 50% nelle nostre consultazioni regionali, che anche in questi ultimi mesi abbiamo fatto alcune iniziative politiche pubbliche con l’imperativo categorico di “battere le destre”.
Con questo obiettivo abbiamo sviluppato la nostra iniziativa su diversi fronti dell’area opposta al centrodestra. Costatato che il M5S da solo alle elezioni regionali non vince, abbiamo proposto ai pentastellati, pur mantenendo la loro ben nota preclusione ad alleanze con partiti, di aprire ad un’area democratica della società civile sarda, ma abbiamo ricevuto un garbato no. Abbiamo poi ventilato l’ipotesi di un contratto di governo M5S/Centrosinistra, sul presupposto che la legge elettorale sarda, per il suo carattere ipermaggiortario, non consente contratti postelettorali. Per vincere, il contratto di governo deve essere stipulato prima del voto e deve mettere capo ad un unico schieramento.
C’è da dire che sul punto non abbiamo avuto ascolto, neppure da parte del PD o di quello schieramento oggi denominatosi “Progressisti Sardi”, con Massimo Zedda candidato presidente.
Per evitare la probabile dispersione dei voti, con qualche riscontro parzialmente positivo abbiamo proposto pubblicamente di mettere insieme le tre componenti riconosciute del mondo identitario, indipendentista e movimentista (pensiamo agli innumerevoli comitati e reti di comitati che si battono nei territori della Sardegna per l’ambiente, la salute, il lavoro, contro le fabbriche di armi, le servitù militari ed energetiche, ecc.), cioè Partito dei Sardi, AutodetermiNatzione e Sardi Liberi.
Alcuni componenti del Comitato in questi ultimi mesi hanno anche lavorato con passione e dedizione per unire tali componenti, a partire da un allargamento sostanziale del progetto rappresentato da AutodetermiNatzione, ma anche questo ad oggi sembra alquanto difficile ed irto di ostacoli, spesso incomprensibili ai più.
Il nostro impegno politico e culturale ci impone di continuare a individuare convergenze possibili fin da subito e ora più che mai, prima che sia troppo tardi, auspichiamo una convergenza tra il PDS del duo Maninchedda-Sedda, Sardi Liberi di Mauro Pili e AutodetermiNatzione.
Auspichiamo che imparino a convivere, rinunciando ognuno a qualcosa della propria parte per far fare un grande passo in avanti a tutti gli elettori, con la presentazione di un’unica lista identitaria e indipendentista che possa far vivere pragmaticamente una prospettiva di autodeterminazione e autogoverno anche a partire dall’attuale procedura in capo alle regioni Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna volta all’allargamento dei temi dell’autonomia come previsto dall’articolo 116 comma terzo della Costituzione. Occorre poi rilanciare l’iniziativa per un piano di sviluppo della Sardegna in attuazione dell’art.13 dello Statuto sardo, a oltre cinquant’anni dal primo piano di rinascita.
Si osserva che l’area politica dell’autodeterminazione e dell’autogoverno vale oggi come cinque anni fa circa 160.000 voti, ovvero oltre il 10% del corpo elettorale che è pari a 1.480.000 e circa il 20% dei votanti, almeno se ci basiamo sul numero dei votanti delle precedenti elezioni regionali e delle recenti elezioni politiche del 4 marzo, rispettivamente 774.000 e 896.000 votanti.
Abbiamo già avuto modo di dire che questa vasta area di elettorato divisa non trova giustificazione se si analizzano gli obiettivi programmatici a medio e lungo termine di ciascuna formazione in campo e si ragiona sull’operatività della loro azione politica. Infatti, se si ragiona sui temi del lavoro, dello sviluppo locale, della sanità, dei trasporti, del decentramento istituzionale ed amministrativo, delle servitù militari ed energetiche, ecc., gli obiettivi, le analisi e le proposte sono identiche al punto che anche gli addetti ai lavori fanno fatica a trovare eventuali differenze.
Insomma, a fronte di un’area potenziale del 20%, con tre schieramenti si rischia che non ci sia l’auspicata rappresentanza e in ogni caso nessuno dei tre candidati presidente entrerebbe nel Consiglio regionale.
Sia chiaro, non proponiamo di rinunciare alle specifiche prospettive di ciascuna componente, per intendersi il riconoscimento della nazione e/o la prospettiva dell’indipendenza e del federalismo come propugnate da alcune forze in campo, ma vorremmo vedere da parte dei tre protagonisti in campo un atto di coraggio e generosità che permetta di mettere insieme queste forze che, nei fatti, hanno molte più cose in comune che differenze.
Un’unica lista di questa area politica permetterebbe agli attuali candidati presidente Maninchedda, Murgia e Pili, di entrare in Consiglio (cosa non possibile se rimangono candidati Presidente) conseguendo allo stesso tempo una ulteriore qualificazione del dibattito politico consiliare e regionale e dare gambe a una prospettiva concreta di costruzione di un soggetto politico rappresentante di tale area, in grado realmente di portarne a compimento le istanze più qualificanti.
Si osserva ancora che un’unica lista oltre a permettere agli attuali candidati presidente di entrare sicuramente in Consiglio avrebbe il merito di far entrare complessivamente 10-12 consiglieri in rappresentanza di questa area politica, ovvero un gruppo di alto profilo che, ancorché dall’opposizione, ma con la guida dei tre protagonisti indicati potrà condizionare il dibattito e l’agenda politica del Consiglio.
Il CoStat, in tale scenario, potrebbe concorrere ad indicare una personalità terza come candidato Presidente proveniente dal mondo della cultura, dai movimenti di base o dal sindacato che generosamente potrebbe mettersi a disposizione di tale progetto senza alcun interesse personale ad occupare cariche o poltrone di alcun tipo.
Abbiamo verificato direttamente che il M5S è totalmente refrattario a ragionamenti su possibili convergenze per cui come Comitato ci rivolgiamo direttamente a Maninchedda, Murgia e Pili: che si incontrino e concorrano positivamente ad una semplificazione della proposta politica con un raggruppamento unitario dell’area identitaria e indipendentista, convinti come siamo che non potrà che avere positivi riflessi sull’elettorato, con un probabile ritorno alle urne anche di parte dei delusi e degli astenuti.
Su questa proposta intendiamo organizzare un ulteriore momento pubblico di dibattito e confronto prima che sia troppo tardi.
Al di fuori di questo è chiaro che qualcuno dei tre interlocutori potrebbe forse superare la soglia di sbarramento e in tal caso si arrangerà con politiche e giochi di piccolo cabotaggio per garantire la propria sopravvivenza, ma ci sarà solo pura testimonianza, non ci sarà alcuna prospettiva politica per l’area che si intende rappresentare e gli obiettivi di lungo periodo quale il riconoscimento della nazione e l’indipendenza in uno Stato federale si ridurranno ad un inutile chiacchiericcio da salotto.

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E QUINDI? RESISTERE NON NECESSARIAMENTE E’AZIONE PASSIVA …..ANZI

Nel post dell’altro ieri https://pierluigimarotto.wordpress.com/2019/01/29/resistere-resistere-resistere/ diversi amici ed amiche hanno trovato elementi di pregiudizio nei confronti dei grillini da un lato, dall’altro, quelli di sinistra, una sorta di ravvedimento postumo per aver a loro detta, smesso di sostenere il CSX sardo. A parte che il CSX da Mario Monti in poi ha fatto e continua a fare di tutto per estinguersi con o senza l’aiuto mio e il PD sua principale componente è l’esempio eclatante. A parte qst e senza trascurare che diversi milioni di elettori mi tengono in buona compagnia, quello che va chiarito per correttezza e onesta intellettuale mia e per rispetto delle lettrici e dei lettori di qst mio diario pubblico e che non sono stato mai avvezzo a portare il cervello all’ammasso e non ho nessuna intenzione di iniziare a farlo adesso.

Dei limiti e degli errori gravi del CSX italiano e sardo ho detto e ho scritto in tempo reale, cosi come dei limiti evidenti che il frastagliato fronte identitario e dell’Autodeterminazione anche in questa tornata di elezioni regionali prossime presenta. Questioni dette e poste con evidenza pubblica d’altronde, cercando sempre di evidenziare criticità e limiti politico culturali, eppur tuttavia indicando sempre possibili  e praticabili soluzioni.

La questione che attiene al giudizio netto sui m5s sardo non è frutto di un risentimento e di un pregiudizio aprioristico nei loro confronti, nasce come sempre dall’analisi degli atti e dei propositi messi in campo e dall’idea di utilità che qst abbiano per il popolo sardo, che non mi convincono affatto.

Ebbene dalla lettura attenta del loro programma elettorale e della visione che si evince sia sul piano del modello di sviluppo sia sul piano dei rapporti con il governo centrale sia su quello relativo alla prospettiva relativa al processo di autogoverno e del modello istituzionale al quale tendere, il giudizio è negativo.

E’ chiaro che il combinato disposto tra il profilo dell’azione del governo centrale e l’inadeguatezza del personale e delle proposte programmatiche regionali, per ragioni di storia e di coerenza non consentono laicamente un giudizio serio diverso da quello espresso e ribadito.

In ogni caso buon voto a tutte e a tutti.